martedì 27 settembre 2016

RICORDO DI ROMUALDI
(così sriveva  Gianfranco Fini !!!!!!!!)

UNA PERDITA INCOLMABILE PER IL PARTITO
Lo sgomento ci soffoca. Pino Romualdi, l’ uomo che con Giorgio Almirante , Arturo Michelini, Cesco Giulio Baghino e pochi altri nel lontano 1946 rialzò la nostra bandiera, riaccese la fiaccola della speranza e la speranza della riscossa, se ne va.
Lui, questo vecchio leone, questo generoso protagonista di cento e cento battaglie, questo orgoglioso testimone DELL’ IDEA SUA E NOSTRA, quest’ uomo tenace , schietto, diritto, fiero , quest’ uomo autentico della terra romagnola è stato vinto dal male che con stoica dignità si portava dentro. E’ una perdita incolmabile. La sua storia, la sua vita, il suo carattere “son” la storia , la vita, il carattere di questo suo e nostro partito. Egli vi ha lasciato netta e chiara l’ impronta di quella sua personalità spiccata che in questi anni abbiamo avuto l’ onore di conoscere e di amare, NOI GIOVANI CHE QUELLA BANDIERA ABBIAMO OGGI FRA LE NOSTRE MANI E CHE VOGLIAMO TENERE SEMPRE PIU’ ALTA anche per onorare Pino Romualdi e QUEL FASCISMO CHE LUI VIVEVA NON SOLO COME TESTIMONIANZA DEL PASSATO, MA COME SFIDA DEL FUTURO. La sua onestà severa è una lezione di vita e di stile che portiamo dentro di noi. Il suo “volare alto”, il suo guardare sempre lontano, più su, il suo cercare la verità delle cose con ostinazione pervicace, IL SUO PUNTARE SEMPRE AL DOMANI SENZA RIMMEGARE LE RADICI DI IERI, il suo essere un politico originale ogni momento per 40 lunghi anni di coerente impegno nel partito, alla Camera, al Senato a Strasburgo: tutto questo non può andar via con la sua persona fisica. TUTTO QUESTO CI RESTA COME UN PATRIMONIO DA CONSERVARE E UN COMANDAMENTO DA SEGUIRE. Lo sgomento ci soffoca. Pino Romualdi era un uomo di fede e di fedeltà. Un uomo che non può andarsene dal futuro di questo nostro partito che lui voleva grande e forte e che noi, anche per lui, faremo grande e forte. Ciao Pino.

Da “il Secolo d’ Italia” – 22 Maggio 1988

IL TRADITO PUO’ ESSERE UN INGENUO, MA IL TRADITORE E’ SEMPRE E COMUNQUE UN INFAME
(Benito Mussolini)


il 21 Maggio 1988, settantacinquenne, si spegneva a Roma Pino Romualdi. Era nato a Predappio, la cittadina natale del Duce, il 24 Luglio del 1913. Fu volontario nella guerra d'Etiopia. Grande giornalista, diresse per un po' "Il Popolo di Romagna" e poi partì, nella guerra mondiale, volontario sul fronte greco-albanese. Dopo l'8 Settembre aderì al Partito Fascista Repubblicano di cui divenne Vice-Segretario Nazionale (la carica immediatamente successiva a quella ricoperta da Alessandro Pavolini). Sopravvissuto all'epurazione, fu tra i fondatori del Msi di cui ricoprì le cariche di Vice-Segretario Nazionale e poi di Presidente. Suo figlio, Adriano, prematuramente scomparso, fu probabilmente la più brillante mente intellettuale-militante del neofascismo.

Nettuno Pino Romualdi (detto Pino) nasce Predappio il 24 luglio 1913 muore a Roma, 21 maggio 1988). È stato vicesegretario del Partito fascista repubblicano e tra i fondatori del Movimento sociale italiano, di cui è stato eletto presidente.

Nato in una famiglia di Predappio, Romualdi combatte nella Guerra d'Etiopia e proprio in Africa Orientale Italiana nel 1939, ha il suo primo incarico politico di rilievo, come vicesegretario del P.N.F. a Gimma, in Etiopia. Giornalista professionista, nel 1940 è chiamato a dirigere il periodico forlivese Il Popolo di Romagna, ma poco dopo, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, si arruola volontario e viene inviato sul fronte greco - albanese. Combatte in Albania e a Corfù.

L'8 settembre 1943 si trova a Venezia e aderisce alla Repubblica sociale italiana, diventando funzionario del Partito fascista repubblicano a Forlì. È delegato al Congresso di Verona nel novembre del 1943. Nello stesso periodo dirige La Gazzetta di Parma. 



Segretario federale del partito nella stessa Parma dall'aprile all'ottobre del 1944, è infine vice-segretario nazionale. All'incarico di vicesegretario affianca quello di responsabile amministrativo dei Fasci all'estero e oltremare. Per conto del governo della Repubblica sociale italiana nell'aprile del 1945 tratta la resa con le truppe anglo-americane.



Al termine del conflitto viene processato e condannato a morte. Pare che nel 1946, ancora latitante, Romualdi abbia trattato segretamente con Palmiro Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia, garantendogli un massiccio afflusso di voti neofascisti verso la Repubblica al referendum del 2 giugno, in cambio di un'amnistia la più ampia possibile. Che sia la verità o un'altra sorprendente leggenda, sta di fatto che l'amnistia promulgata nel 1946 dal leader comunista cancella per chiunque qualsiasi imputazione connessa con le responsabilità avute nel regime fascista o nel periodo bellico, tranne che per i crimini di guerra. Prima dell'amnistia viene comunque arrestato e rimane in prigione per otto mesi.

Nel dicembre del 1946 Romualdi è tra i fondatori del Movimento sociale italiano. Nel 1948 è il primo presidente del Centro Nazionale Sportivo Fiamma, che riesce a riunire i giovani sotto una sigla che non è direttamente di partito. Viene eletto alla Camera nelle liste del partito dagli anni cinquanta in poi. Nel 1970 appoggia la politica del segretario Almirante che punta alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica e a una politica di allargamento verso il centro parlamentare dando vita al Movimento sociale italiano - Destra nazionale. E proprio Destra Nazionale è il nome della prima corrente che nel partito fa capo a Romualdi, di cui fanno parte tra gli altri Franco Petronio e Guido Lo Porto.



Negli anni ottanta, Romualdi è anche parlamentare europeo e, soprattutto dopo la scissione promossa nel 1976 dai parlamentari che danno vita a Democrazia Nazionale, si consolida nel partito la 'diarchia' Almirante - Romualdi, col primo nel ruolo di segretario e leader carismatico e il secondo nel ruolo istituzionale di presidente del partito.

Nel 1984, a sorpresa, i due si recano a rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer, il segretario comunista prematuramente scomparso a Padova.

Romualdi muore nel 1988, un giorno prima di Giorgio Almirante. Alla camera ardente arrivano anche i comunisti: Nilde Iotti, presidente della Camera, e Giancarlo Pajetta, leader storico del Partito Comunista Italiano.

Per Giorgio Almirante e Pino Romualdi si svolgono esequie comuni a Roma, in piazza Navona.

È il padre di Adriano Romualdi, teorico e studioso della cultura di destra.

La sua salma riposa nel cimitero di Predappio, vicino alla cripta di Benito Mussolini.



Le memorie che Romualdi ha scritto in clandestinità a Roma tra l'inverno 1945 e la primavera 1946, sono state pubblicate postume dopo quasi mezzo secolo dalla loro redazione, con il titolo Fascismo Repubblicano. Offrono una visione dall'interno del mondo composito che ruotava attorno al PFR, degli uomini e delle idee che animarono la classe dirigente della Repubblica Sociale Italiana




Milano Pino Romualdi (in borghese), Carlo Borsani, il comandante di fregata della Xª Mas Luigi Carallo e altre personalità sfilano per le vie di Milano

ALL'INIZIO DEGLI ANNI 50 ROMUALDI FONDO' "IL POPOLO ITALIANO" CHE DIVENNE L'ORGANO DEL MSI. NELLA FOTO IL DIRETTORE INSIEME CON I REDATORI DEL GIORNALE


PREDAPPIO-APRILE 1968, ROMUALDI ACCANTO A DONNA RACHELE MUSSOLINI
ROMA 1953


IL SECOLO D'ITALIA DEL 22 MAGGIO 1988


IL SECOLO D'ITALIA DEL 25 MAGGIO 1988








NOVEMBRE 1984 - XIV CONGRESSO NAZIONALE DEL MSI

CIMITERO DI PREDAPPIO LA TOMBA